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Nel secondo articolo si parla di tutti e di Nessuno

Doverosa precisazione: il mio secondo articolo era pronto per la pubblicazione, poi semplicemente ho cambiato idea.

Pensando a parte delle tematiche che staranno qua sopra, nelle quali mi lascerò andare a sproloqui gratuiti con l’ innata verve che mi contraddistingue, mi sono soffermata un attimo a guardarmi dall’ esterno, per poi rivolgermi una domanda, anzi, LA domanda, che ha dato il via al flusso di pensieri: ma tu, esattamente, chi ti credi di essere?
Appurato che “Stocazzo” non può essere considerata una risposta, forse è il caso di argomentare senza omettere un po’ di sana autocritica, dopodiché potremmo ufficialmente entrare nel vivo di quel che sarà.
Tutto ciò solo per dire che avevo tracciato una rotta di viaggio abbastanza delineata, ma come al solito, il divagar m’ è dolce in questo mare, in fondo sono la stessa che parte per fermarsi al primo autogrill.

Dopo aver sancito il mio ritorno virtuale blaterando in grandi linee del perché e percòme (chi se lo fosse perso può recuperare qua), sono stata travolta da un turbinio di accadimenti, a loro volta seguiti da copioso chiacchiericcio con quelle poche anime che inspiegabilmente nutrono affetto nei miei riguardi e con le quali l’ interazione è non solo possibile, ma addirittura edificante.
Gli accadimenti in questione sono svariati e diversi l’ uno dall’ altro, si passa da più o meno frivoli aspetti di pubblico interesse a semplici quisquilie personali. Entrare nel dettaglio sarebbe irrilevante, posso però svelare il filo conduttore che li unisce praticamente tutti: l’ affaticamento scaturito dall’ altrui mala educación.

Il digitale sta amplificando qualcosa che già abbondava fuori dagli schermi, e che mai avrebbe dovuto avere tanta risonanza, ovvero l’ incapacità di seguire semplici e basilari regole comportamentali nei confronti della società.
Aver lavorato a contatto col pubblico per anni mi ha insegnato che ci sono contesti in cui le aspettative sono molto basse, per non dire inesistenti, ma il problema, almeno per quanto mi riguarda, è condividere ossigeno con entità consapevoli di come si dovrebbe stare al mondo, ma che decidono volutamente di fottersene.
Se quando ululavamo “Ce la faremo!”, intendevamo “a fare ancora più schifo”, direi che siamo riusciti nell’ intento: applausi scroscianti a noi.
Urge una strategia, e non essendo il genocidio un’ opzione contemplabile dobbiamo trovare un modo per coesistere. Inizio dunque a disquisire su me medesima, giusto per mantenere quell’ aura di autoreferenzialità che mi sono concessa.

Chi mi credo d’ essere quindi, mi chiedevo all’ inizio.
La risposta è Nessuno.

Un Nessuno qualunque in un mezzo ad un infinito quantitativo di altri simili, ognuno convinto di avere una qualche importanza nei confronti dell’ ambiente circostante sulla base di percezioni proprie.
Un Nessuno che ha spesso peccato di arroganza e presunzione, che ha scagliato parole senza pensare alle conseguenze.
Un Nessuno, a differenza di altri, spaventosamente consapevole della potenza del mezzo comunicativo a disposizione, utilizzato in passato, anche per scopi non sempre lodevoli.

Cos’ è successo, quindi?
Nessuna strabiliante illuminazione. Ad un certo punto ho solo realizzato che sarcasmo e cinismo, prerogative nobilissime, smettono di esserlo se utilizzate esclusivamente per colpire e affondare, da lì la necessità e soprattutto il dovere, di un repentino cambio attitudinale.
Il menarca virtuale è arrivato, il che non mi rende più sveglia, più intelligente o sagace degli altri, o meglio, senza peccare di falsa modestia, che in confronto a qualcuno io lo sia è un innegabile dato di fatto, ma ciò non mi autorizza comunque ad ergermi a paladina di verità assolute, a sparare sentenze in ogni dove.
Crearmi un angolino “felice” in questo caos dilagante, però si, posso farlo.

Perché il mio deprecabile punto di vista dovrebbe avere una qualche rilevanza allora?
La risposta è tanto semplice quanto disarmante: fuori da queste linee che ho deciso di tracciare, da questo spazio che mi sono costruita, non ce l’ ha.

Potrà sembrare un’ utopia, ma a differenza di quanto si possa pensare sono un’ inguaribile ottimista e voglio provarci lo stesso a dare un fottutissimo input.
Se ognuno raggiungesse la mia medesima consapevolezza, si soffermasse ad interrogarsi sull’ utilità dei propri interventi e la smettesse di marchiare territori altrui, forse, e ribadisco forse, potremmo correre il rischio di vivere in un mondo non dico gradevole, ma almeno sopportabile.

E invece eccoci qua, anno 2021.
Dopo tredici mesi di pandemia, isolamento, paura, distanziamento sociale, mancanze, dolore, solitudine e chi più ne ha più ne merda, c’ è ancora chi è incapace di passare oltre a ciò che esula dai suoi interessi, che sente la necessità di relazionarsi in modo passivo-aggressivo per concedersi un momento di effimera soddisfazione personale.
E poco importa quale sia l’ argomento trattato, che si parli di politica, religione, vaccini, migranti, cuccioli in regalo, alimenti da discount, procreazione dei Ferragnez, ponti che crollano, festival di Sanremo o sagra della pappa al pomodoro, il misero interlocutore disadattato deve stare là, in pole position, ad avvalersi del diritto di esprimersi liberamente.
Quanta pena, quanta tristezza, quanta energia sprecata.
Quanti organi che potrebbero salvare vite più meritevoli!

Ed è proprio tutto ciò ad affaticarmi in questo preciso momento storico, questo momento in cui la vita come la ricordavamo è stata messa in pausa, questo momento in cui sempre più spesso il terrore che niente possa tornare com’ era mi attanaglia, in cui le giornate sono lunghe, le notti interminabili, e in cui tolti libri, canzoncine e diversivi di vario ordine, il confronto col mondo verte sulle app dei miei dispositivi.

Sarebbe positivo a questo punto elencare tutte le cose interessanti che comunque stanno accadendo, che parlassi dei simili con cui sono entrata in contatto nel momento in cui ho iniziato a dare un mio personalissimo senso al suddetto mezzo di comunicazione, dello scambio che ne è scaturito, di quanta ispirazione siano riusciti ad apportare condividendo frammenti delle loro vite sparpagliate altrove.
Sarebbe positivo, si, ma non siamo qua a spalmare melassa,  tengo la bellezza per me, scelgo di proteggerla e condividerla al massimo con i diretti interessati o con i miei pochi eletti.
Preferisco rifarmela con gli imbecilli, perché ne ho le palle piene di stupirmi di tutta quella meraviglia che dovrebbe essere la normalità.

Mi rivolgo dunque a Voi, dottoroni del web laureati all’ università della vita, che meritereste solo di essere ignorati e crepare nell’ oblio, e non perché senta la necessità di battere la lingua dove il dente duole, ma perché, come da amara previsione, confermate costantemente la vostra capacità di smolecolare il cazzo.
Voi, che nell’ ultimo anno avete raggiunto vette altissime di inutilità social e sociale.
Voi che avete un’ opinione immediata e perentoria su tutto, voi capaci di fare qualsiasi cosa meglio di chiunque altro, voi che anziché dedicarvi ad attività più produttive vi ostinate a sminuire, offendere, denigrare e odiare, voi che vi sentite grandi & ganzi nel digitare convulsamente parole che hanno lo scopo unico di ferire gli altri per lenire le vostre evidenti sofferenze irrisolte.
Voi, eiaculazioni inopportune, convinte di essere al centro dell’ Universo ancora ignare del vuoto cosmico che rappresentate, fate come me, e non perché mi reputi un essere illuminato, ma proprio per la presa visione del mio non contare un emerito: createvi uno spazio dove racchiudere tutta la vostra mediocre magnificenza, sicuramente una manciata di stronzi pronti a supportare la vostra dissenteria mentale arriverà. Perché posso garantirvi che se la controparte di esasperati di cui mi sono autoproclamata portavoce si abbassasse ai vostri livelli e iniziasse a sparare tutte le pallottole che per educazione vi vengono risparmiate, trascorrereste il resto dei vostri giorni piangendo rannicchiati in posizione fetale in un angolo, maledicendo il giorno in cui vostra madre non ha ingoiato l’ inutile spermatozoo vincente che siete.

Mentre rimuginavo su questo secondo articolo SecondoBryce, mi ero ripromessa, nei limiti delle mie possibilità, di argomentare con pacatezza.
Ho fallito.
E per dover di cronaca, me ne vanto pure.

Faccio più cose contemporaneamente, e tutte abbastanza male.